Intervento di Pierpaolo Abet Direttore del Mediterranean Forum di Roma e Vice Presidente di InResLab per la presentazione del Report Med 2019 svolta a Roma il 24 maggio 2019 Palazzo San Macuto, Biblioteca della Camera dei Deputati – Sala del Refettorio.

Buongiorno a tutti. Iniziamo ora la seconda parte di questo evento che, dobbiamo dirlo, ha un significato particolare per il Forum Mediterraneo di Roma. Un significato particolare perché oggi viene presentato ufficialmente il Report 2019, “Cooperazione e sviluppo nel Mediterraneo, riflessioni su un’agenda condivisa”, che rappresenta, come primo report prodotto, il concretizzarsi di quello che auspicavamo per questa iniziativa sin dalla sua costituzione nel 2017, e cioè di rappresentare, quale piattaforma permanente, un luogo d’incontro, di dialogo e di ricerca aperto trasversalmente a tutte le realtà politiche ed in grado di coinvolgere il mondo delle istituzioni, diplomatico, accademico ed imprenditoriale.  Realizzare cioè un contenitore qualificato dove far confluire ed elaborare istanze concrete a supporto dei processi decisionali, promuovendo la visione di una nuova alleanza europea per il Mediterraneo sui temi della sicurezza, della stabilità,  dell’identità e della sostenibilità, temi questi fondamentali per recuperare una dimensione politica adeguata alle difficili ed urgenti sfide che l’area del Mediterraneo si trova a dover affrontare.

Questa pubblicazione, maturata sulla scia del successo delle prime due edizioni del forum, ha visto l’entusiastica partecipazione di personalità di spicco che hanno contribuito, ognuno sui temi di propria competenza, a fornire indicazioni importanti, anche sul piano politico, attraverso contenuti di altissimo livello.

Il report realizzato anche grazie alla preziosa collaborazione con il Prof. Roberto di Pasca di Magliano a cui è stata affidata la direzione della Ricerca del nostro forum, ha raccolto gli interventi dei relatori che hanno partecipato all’ultima edizione di giugno 2018 e che riescono, ancor oggi, questi interventi, e nonostante la trascrizione, a trasmettere nella lettura quell’energia positiva che caratterizzò quell’evento. A tutto il materiale raccolto sono stati poi aggiunti successivamente altri contenuti frutto di attività di ricerca sul tema ed importanti contributi come quello dell’ambasciatore Giulio Terzi, del Prof. Pasquale Lucio Scandizzo e del Vice Ministro degli Esteri Emanuela de Re che, avendo già come Ministero patrocinato l’evento dello scorso anno, ha curato la prefazione del libro.

L’idea, condivisa con Valerio de Luca di presentare oggi il report Med, contestualmente con il conferimento del premio da parte dell’ Accademia AISES al presidente del parlamento europeo Antonio Tajani, è in linea con la sentita necessità di alimentare un dibattito  costruttivo sul Mediterraneo proprio in funzione dell’Europa poiché le vicende del Mediterraneo da sempre rappresentano lo specchio dell’Europa e lo svilupparsi dei continui fenomeni di crisi nel Mediterraneo riflettono soprattutto, ed è inutile negarlo, una condizione di profonda crisi e a più livelli che attraversa ormai da troppo tempo l’Unione Europea stessa.

Il Mediterraneo oggi, in quel suo senso allargato più volte ed ampiamente descritto, sta perdendo inesorabilmente quella sua tradizionale connotazione di zona di scambio e di cooperazione, arrivando a configurarsi come uno spazio destrutturato e sempre più globalizzato anche a causa dei suoi, mai interrotti, conflitti bellici, e dove la progressiva  presenza delle maggiori potenze economiche e militari della terra, impegnate in una continua competizione geopolitica, sta cambiando radicalmente gli assetti regionali provocando condizioni di diffusa e permanente instabilità.

Le istituzioni Europee di fronte a questo scenario non sono riuscite a  suscitare una volontà politica comune ma, perdendo quella capacità di comprendere e governare gli eventi dello spazio più vicino ai propri confini e  quasi lasciandosi andare ad un progressivo declino geopolitico, hanno lasciato che affiorassero tensioni e conflitti interni, che esplosi con una gestione completamente inadeguata e miope dell’incontrollato fenomeno migratorio, si sono poi inevitabilmente accentuate, queste tensioni, anche a causa di una politica estera dei singoli stati sempre più competitiva sul Mediterraneo e diventata in alcuni casi oramai palesemente confliggente.

Prendere consapevolezza di queste criticità significa iniziare a considerare il Mediterraneo non più solo come un’area su cui lanciare nuove proposte di cooperazione come già fatto con le esperienze degli ultimi decenni con il processo di Barcellona o con l’Unione per il Mediterraneo, ma significa piuttosto comprendere la reale portata delle crisi attuali e lavorare sul principio che solo attraverso un nuovo orientamento dell’Europa si possa arrivare a costruire una solida strategia di ampia visione in grado di creare le giuste condizioni per poterle affrontare e risolvere.

Una strategia europea di ampia visione, dunque, da costruire attraverso il necessario sviluppo di una volontà politica realmente unitaria e una responsabile attività di cooperazione internazionale con gli altri stati extraeuropei partendo proprio dalle affinità culturali, valoriali, politiche e strategiche e su di un piano però che non può prescindere dal rispetto reciproco della sovranità e in una logica di sviluppo comune, con investimenti sostenibili e che valorizzino le peculiarità e le potenzialità dell’area del Mediterraneo.

Investimenti sostenibili e cooperazione politica perché il futuro dell’Europa sarà determinato proprio dal rapporto con il Sud, non solo con il Mediterraneo in senso stretto, ma con tutto il continente africano.  E’ ormai noto infatti quale sia la portata della pressione demografica che incombe dall’Africa che, con le attuali condizioni economiche e sociali, ed un’instabilità diffusa dovuta ai sempre più ampi teatri di guerra, non è in grado di assorbire e trattenere questa fetta di popolazione mondiale. Si tratta di una sfida fondamentale che dovrà essere affrontata proponendo nuovi modelli per la stabilizzazione di quelle società, attuando progetti condivisi e con il contributo di un’Europa coesa che dovrà guardare ai paesi della sponda sud quali partner strategici proprio per la loro delicata funzione geopolitica di fascia a ridosso dell’Africa subsahariana.

Operare dunque per la stabilizzazione perché la stabilità è il macro fattore più importante da prendere in considerazione anche rispetto alla crescita e alla sicurezza. È con la stabilità infatti che si possono creare le basi, di una società sicura, di solide relazioni internazionali, e mettere anche i presupposti per la crescita economica. È importante dunque che la questione venga affrontata soprattutto in termini di stabilità delle società anche in funzione del fatto che crescita e sviluppo sono due concetti differenti e la crescita economica diventa sviluppo solo se c’è uno stato stabile con i suoi confini, con le sue leggi e con il controllo del territorio. Un esempio evidente sono proprio i molti paesi africani dove, negli ultimi anni, pur essendoci una forte crescita in termini di punti percentuali di PIL nettamente superiore anche agli stessi paesi occidentali, intere masse di popolazione continuano ad abbandonare l’Africa per spostarsi verso il Mediterraneo e l’Europa. L’Africa sta vivendo proprio questa particolare e paradossale contraddizione, e cioè, quella di essere una terra da cui la propria popolazione fugge,  mentre continua ad essere sempre di più al centro dell’interesse delle potenze economiche occidentali ed asiatiche e soprattutto della Cina che sta attuando in modo sempre più massivo su questo continente, all’interno del macro progetto “one belt one road” una strutturata e sistematica politica d’investimenti, anche sul piano infrastrutturale, di cui sarebbe necessario, tra l’altro, valutarne attentamente la reale portata e l’impatto geoeconomico sui singoli stati destinatari degli investimenti. Il professor Pasca durante il suo intervento invece ci presenterà gli interessanti risultati di un progetto di ricerca da lui condotto che ha individuato nella micro finanza un’efficace strumento di cooperazione in Africa in quanto essendo questa strettamente legata al carattere di uno sviluppo “bottom-up” stimola la crescita economica attraverso la promozione del capitale umano,  che  nella maggior parte dei casi è l’unica risorsa realmente disponibile nelle regioni svantaggiate, e allo stesso tempo stimola anche la responsabilità dell’individuo in un contesto in cui le persone non hanno possibilità di accedere alla finanza formale.

Il Mediterraneo, e potrebbe sembrare questo veramente un paradosso vista la situazione politica europea attuale, rappresenta, proprio in questo scenario così critico, un’opportunità, ma questa opportunità può essere colta solo con una nuova visione geopolitica euro-mediterranea che passa necessariamente attraverso un’inversione di tendenza rispetto al preoccupante arretramento dell’Europa, da questo quadrante regionale strategicamente fondamentale. Un’opportunità per l’Europa e soprattutto per l’Italia per riacquisire quel senso più alto della storia e tornare a rappresentare nuovamente un riferimento al centro del mondo euro-mediterraneo. Una consapevolezza, questa, assolutamente necessaria e vitale per l’Italia, per potersi assumere la responsabilità del ruolo di promotore di una regia di cooperazione finalizzata alla stabilità e con un approccio che, tenendo comunque ben presente che i rapporti tra gli stati sono sempre rapporti di forza, definisca un ruolo di pace dell’Italia nel Mediterraneo e soprattutto una funzione di mediatore tra il mondo occidentale e quello arabo. Un’opportunità questa da cogliere partendo urgentemente proprio dalla Libia, poiché la pacificazione e la stabilizzazione della Libia, fondamentale per gli equilibri regionali e per gli interessi strategici italiani, avrebbe riflessi importanti ed immediati anche su altre aree come il Sahel e l’Africa sahariana, ma significherebbe soprattutto per l’Italia proporsi in Europa, forte di questa responsabilità e portando in dote questa visione geopolitica del mediterraneo.

Poco fa, grazie agli interventi del presidente Tajani e del Prof. Fitoussi, siamo potuti entrare nel vivo della situazione Europea e che certamente ci hanno spinto, anche grazie ai loro diversi punti di vista, ad importanti e profonde riflessioni. Per questo istintivamente ci sentiamo di dire che la questione non è essere europeisti od antieuropeisti ma piuttosto il punto è che un’Unione Europea fatta di stati sempre più indebitati, di una dittatura dello spread, di crescenti tensioni sociali, con continui contrasti tra gli stessi stati e con strutture distanti che attuano una politica del rigore che si esplica nel sorvegliare e sanzionare è un’Europa surreale. E di fronte a questo stato di cose è più che mai necessario oggi riaffermare invece l’Europa reale; l’Europa reale è semplicemente un’ Europa ragionevole e giusta, dove i suoi popoli con le loro patrie sono raccolti nella concordia e in condizione di continuare ad esprimersi liberi con quella che da millenni è stata ed è la grande cultura e civiltà europea, ma per riaffermare questa realtà l’Europa deve necessariamente ritrovare le sue radici proprio in una difficile fase storica come quella attuale in cui sembrano volerle artatamente confondere o spingere nell’oblio. E proprio con una bella immagine di ciò che deve tornare ad essere l’Europa concludiamo prendendo una frase di Plinio il Vecchio scritta nel primo secolo che descrive l’Europa della Romanità come “la più bella e la primiera plaga del mondo essendo in essa l’Italia bellissima, culla del popolo reggitore di tutte le genti.

 

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